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L’Inconscio come regista dei nostri sogni: il cinema spiegato grazie a come sogniamo

Immagine del redattore: Sarah
Sarah
20 ago
Tempo di lettura: 6 min

Ognuna di noi sogna cose diverse. Esistono esperienze comuni in sogno – come sognare di volare o di cadere – e non è raro confrontarsi con amici e parenti per raccontarsi i sogni più strani, o quelli che ci hanno colpito.


Più raro è soffermarsi, però, sul come si sogna.


Non mi riferisco qui al processo fisico o psicologico che ci porta a sognare, ma al modo in cui ognuna di noi tende a visualizzare lo spazio onirico e a muoversi nei propri sogni. È un po’ come se tutte noi avessimo in testa un regista personale che ogni notte dirige i nostri sogni, scegliendo le inquadrature, muovendo la macchina da presa – il nostro sguardo onirico – e decidendo dove e cosa tagliare, dando ritmo al sogno che stiamo facendo. E peraltro nessun budget hollywoodiano potrebbe permettersi gli effetti speciali messi a disposizione dalla nostra mente quando sogniamo: scale infinite, comparse che spuntano dal nulla, porte che spariscono, poltrone che diventano cavalli e fidanzati che, per ragioni note solo all’Inconscio, si trasformano improvvisamente nella professoressa che non possiamo vedere.


 

L’Inconscio genera e dirige i nostri sogni
L’Inconscio genera e dirige i nostri sogni

 

C’è chi sogna in prima persona, come se l’Inconscio-regista scegliesse l’intimità e il coinvolgimento di una soggettiva, e chi sogna in terza persona, come in un videogioco, in cui la telecamera segue costantemente il protagonista – a figura intera o quasi – di spalle.


  

Confronto fra soggettiva [prima immagine], che ci mostra ciò che la protagonista vede come se stessimo guardando con i suoi occhi, e terza persona [seconda immagine], in cui ci vengono mostrati anche la protagonista del sogno e parte dell’ambiente circostante
Confronto fra soggettiva [prima immagine], che ci mostra ciò che la protagonista vede come se stessimo guardando con i suoi occhi, e terza persona [seconda immagine], in cui ci vengono mostrati anche la protagonista del sogno e parte dell’ambiente circostante

La terza persona – per quanto potremmo essere comunque noi stesse a muovere il personaggio principale del nostro sogno – crea un lieve senso di distacco, come se stessimo avendo esperienza di un racconto, o stessimo vivendo un film che si anima davanti ai nostri occhi e la cui protagonista si muove in base alle nostre volontà. Inoltre, questa scelta può darci una maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante. Abbiamo, dunque, un maggior senso dello spazio, ma anche un lieve distacco. E, forse, qualche sorpresa in meno.


La soggettiva, invece, ci immerge completamente nel sogno, cosa che rende più difficile distinguere tra sogno e realtà. L’ambiente onirico è liberamente esplorabile dal nostro sguardo, che coincide con quello della protagonista del nostro sogno. Se gioie e timori del nostro personaggio – che sia una versione di noi stesse o chiunque altro all’infuori di noi – coincidono con ciò che stiamo provando mentre sogniamo nella maggior parte dei nostri sogni, vivere la vicenda sognata attraverso gli occhi di chi ne sta facendo esperienza sulla propria pelle è indubbiamente molto più coinvolgente.

Soggettiva e terza persona, però, non esauriscono le possibilità dell’Inconscio-regista.


Dopo aver scelto il punto di vista, può infatti decidere anche quanto avvicinare o allontanare il nostro sguardo dai personaggi, mostrandoci i personaggi che popolano il mondo onirico a figura intera, in piano americano o in primo piano.


La figura intera ci permette di osservare l’azione del personaggio che stiamo guardando. L’Inconscio-regista sceglie di mostrarci tutto il corpo del personaggio e questo può suscitare in noi che sogniamo svariate sensazioni: ci può far percepire un senso di lontananza, oppure può sottolineare una postura rivelatrice o un gesto significativo, o darci una visione d’insieme più completa. Indaghiamo, dunque, tutto il corpo del personaggio, soffermandoci sui suoi movimenti.


Il piano americano – che taglia la figura più o meno a metà coscia – unisce l'azione e le emozioni, perché permette di vedere bene le espressioni del viso ma anche di inquadrare le mani. E forse, in questo caso, il nostro Inconscio è un fan dei film western e vuole che guardiamo al contempo l’espressione concentrata del cowboy che ci sta sfidando e la sua mano che corre alla pistola nella fondina.


Infine il primo o primissimo piano (a seconda di ciò che sceglie il regista) concentra l’attenzione sul volto di chi stiamo guardando e dunque sulle sue emozioni. Osservare un personaggio con un primo piano ci permette di studiare le sue espressioni, tutto quello che traspare dal suo volto, e crea un senso di vicinanza con colei o colui che stiamo osservando. Ciò potrebbe darci la chiave per svelare un mistero, farci carpire un importante indizio o insinuare in noi un sospetto, oppure potrebbe farci empatizzare con chi stiamo osservando. Potremmo scoprire dolcezza negli occhi della sopracitata professoressa che proprio non sopportiamo. O avere la definitiva conferma della sua malvagità, opzione generalmente più conforme alla realtà dei fatti.


  

l’Inconscio-regista può mostrarci i personaggi che popolano il mondo onirico a figura intera [prima figura], in piano americano [seconda figura] o in primo piano [terza figura]
l’Inconscio-regista può mostrarci i personaggi che popolano il mondo onirico a figura intera [prima figura], in piano americano [seconda figura] o in primo piano [terza figura]

L’Inconscio-regista potrebbe anche decidere di far appuntare il nostro sguardo su un particolare dettaglio – ed è così che si chiama anche la relativa inquadratura in gergo cinematografico. Che sia significativo per il sogno o meno non lo sapremo subito: potrebbe trattarsi della chiave di volta per l’interpretazione dell’intera vicenda, oppure un semplice depistaggio, come nel migliore dei gialli.


 

Esempio di dettaglio onirico: indizio fondamentale o elegante depistaggio?
Esempio di dettaglio onirico: indizio fondamentale o elegante depistaggio?

 

Ma l’Inconscio-regista non deve scegliere soltanto tra soggettiva e terza persona. Può anche posizionare il nostro sguardo alle spalle di un personaggio, ricorrendo a un’inquadratura chiamata over-the-shoulder. Questo è il nome dell’insieme di inquadrature che mostrano uno dei personaggi di spalle, con la cinepresa che può posizionarsi in vari punti. Si tratta di un’inquadratura capace di mostrarci contemporaneamente sia il personaggio di spalle che ciò che egli vede ed è particolarmente funzionale a mostrarci le reazioni di un suo ipotetico interlocutore, ma senza abbandonare del tutto l’attenzione data al personaggio che funge da nostro punto di vista.


 

Un esempio di over-the-shoulder
Un esempio di over-the-shoulder

Il regista onirico può, inoltre, decidere come noi – o il nostro personaggio – ci muoviamo e spostiamo lo sguardo. Potrebbe optare per dolci carrellate in avanti per darci l’illusione di avanzare o per farci soffermare su un dettaglio, accompagnando il nostro sguardo e generando in noi un senso di calma o la sensazione che ci stiamo avvicinando a qualcosa di importante. Potrebbe invece scegliere di muovere più bruscamente la macchina da presa, accompagnando una corsa frenetica con un’ipotetica camera a mano, tecnica in cui la macchina da presa viene tenuta direttamente dall’operatore (e non posata su un cavalletto), lasciando che i movimenti del suo corpo entrino nell’immagine. Questa scelta può aumentare la tensione e il senso di fisicità della scena, immergendoci ancora di più nella vicenda onirica. In più, a seconda dell’intensità dei movimenti e della situazione, può anche trasmettere in maniera forte un senso di urgenza o di pericolo.


Persino il montaggio risulta importante in sogno.


L’Inconscio-regista potrebbe, infatti, decidere di mostrarci l’intero sogno con un lungo piano-sequenza, senza operare mai tagli di montaggio. Questo potrebbe accentuare l’impressione di trovarci ancora nella realtà, favorendo l’immersione. Il nostro Inconscio potrebbe essersi svegliato novello Chazelle – famoso per i lunghi piani sequenza dei suoi film – o aver deciso di inaugurare la sua stagione neorealista.


Altrimenti il regista nella nostra mente potrebbe optare per un montaggio frenetico, con cambi di scena, di location e forse anche di punti di vista repentini, capaci di creare in noi quel senso di disorientamento che spesso proviamo quando ci ridestiamo e che rendono più difficile ricordare bene ciò che abbiamo sognato. L’Inconscio, del resto, non è sempre un regista rigoroso: a volte sembra affidare il montaggio ad un punk, fan accanito del taglia-e-cuci, che opera stacchi non proprio ortodossi, per non dire privi di senso. O magari il nostro Inconscio vi sta – non proprio velatamente – suggerendo di esplorare la parte più anarchica del nostro animo, per liberare la fantasia finora tenuta imbrigliata.



Sognare e guardare un film, dunque, non sono cose poi così diverse. Certo, l’associazione tra i due non è immediata, ma è evidente che molte cose li accomunano: dalla varietà di scelte con cui si può raccontare la vicenda, fino alla fantasia che serve per creare qualcosa di unico e irripetibile. Ciò che, però, arricchisce l’esperienza onirica rispetto a quella cinematografica è, senza dubbio, la nostra partecipazione diretta. Anche quando l’Inconscio ci impedisce di muoverci o gridare quando lo vorremmo mentre sogniamo, tutte le emozioni, le sensazioni e i desideri che proviamo li sperimentiamo direttamente.


Non credo sia azzardato dire che il cinema – e la fiction in generale, dalla tradizione orale ai romanzi, passando anche per le rappresentazioni teatrali – si ispirino al sogno. E forse, a questo riguardo, verrebbe da domandarsi perché teatro e cinema, gli spazi liminali per eccellenza tra finzione e realtà, richiedano per tradizione di essere fruiti al buio e in una posizione confortevole. Quasi come se stessero simulando la fase che precede un sogno e, quindi, ci stessero invitando ad iniziare a sognare.

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